Ce n’è tanta da non sapere da dove cominciare. Di conseguenza, procederemo in ordine cronologico.
Nei giorni dell’All-Star Weekend una tormenta di neve ha investito la regione nord-orientale del Texas, rendendo a dir poco difficoltoso l’approdo a Dallas degli addetti ai lavori NBA, e rischiando di spegnere sul nascere quello che è stato l’innesco ad ogni cosa accaduta di lì in poi in termini di trades e rumors.
I nomi rimbalzavano senza soluzione di continuità da una parte all’altra degli Stati Uniti: Nate Robinson, Tracy McGrady, Tyrus Thomas, Antawn Jamison, Marcus Camby. Twitter, il social network più utilizzato da giocatori, stampa, e dall’NBA stessa, impazziva, nell’attesa che, alla spicciolata, le indiscrezioni sfociassero in comunicati ufficiali da parte della lega e dei team coinvolti.
In principio fu Dallas ad anticipare tutti.
Sabato 13 Febbraio, infatti, mentre le chiacchiere erano tutte per l’attesissima gara delle schiacciate serale, Mavericks e Wizards mettevano nero su bianco una trade piuttosto importante.
I Dallas Mavericks ottenevano: Caron Butler, Brendan Haywood e DeShawn Stevenson.
I Washington Wizards ottenevano: Joh Howard, Drew Gooden, James Singleton e Quinton Ross.
Le forze in gioco nello scambio erano clamorosamente sbilanciate, e con due team dalle necessità diametralmente opposte, non poteva essere altrimenti. Dallas, stanca di dover aspettare che Josh Howard si ristabilisse completamente e tornasse a livelli da all-star, si rafforzava nei ruoli di ala piccola e centro, cedendo, oltre al numero 5, un lungo poco più che discreto ed un paio di scalda-panchine. Washington, in attesa che la grana Arenas si risolva con l’annullamento del contratto del giocatore, liberava spazio nel monte salari, preparando il campo per una rifondazione pressoché totale.
Archiviato l’affare Butler-Dallas, i cellulari ripresero a squillare in ogni direzione conosciuta, e non ci volle molto perché dal mazzo delle probabilità uscisse la seconda trade ufficiale.

Il 16 Febbraio furono quindi i Portland Trail Blazers a portarsi a casa uno dei lunghi più richiesti e a tappare una falla importante.
I Portland Trail Blazers ottenevano: Marcus Camby.
I Los Angeles Clippers ottenevano: Travis Outlaw, Steve Blake, cash considerations.
Dopo gli infortuni che avevano messo fine alle stagioni di Greg Oden e Joel Pryzbylla, e non potendo chiedere al trentasettenne Howard di fare gli straordinari fino a fine stagione, Portland aveva il disperato bisogno di un lungo di qualità. Il sacrificio richiesto è stato sicuramente alto, avendo perso un Blake ottimo come backup di Miller, ed un Outlaw con ampissimi margini di miglioramento, ma la corsa ai playoff li aveva visti scendere all’ottava piazza, e team quali Rockets, Hornets e Grizzlies erano pochi passi indietro.
La situazione di Camby ad L.A. era piuttosto paradossale: infelice dal punto di vista personale, a causa del ritorno a pieno regime di Kaman e della crescita di DeAndre Jordan, una volta visto il suo nome entrare ripetutamente nella trade machine di ESPN, aveva comunque dichiarato di non voler lasciare i Clippers, adducendo motivi familiari.
Appello inascoltato.
Nemmeno il tempo di ridisegnare le gerarchie della Western Conference, e le voci ripresero ad impazzare. Tra queste, una in particolare voleva che Amar’e Stoudemire ed il suo pesantissimo contratto viaggiassero da Phoenix a Cleveland, per mettersi ai servizi di quello che già era il miglior team della lega.
Ipotesi, riflessioni, perplessità. In primis, la precedente esperienza comune di Stat e Shaq non era stata un fallimento, ma non aveva nemmeno trascinato i Suns al titolo. Successivamente, i Cavs non potevano mettere al servizio di Amar’e un play alla Steve Nash, uno che prima di tutto pensasse a passare la palla. Infine, dopo aver assorbito bene l’approdo di O’Neal, come avrebbe reagito la chimica dei Cavs ad un’aggiunta di tale spessore? Come si sarebbero ambientato il caratterino di Stoudemire nello spogliatoio del padrone della lega?
Troppi dubbi, troppi “se” e “ma”, troppe incertezze, fino alla svolta.
Notte di ieri: I Cleveland Cavaliers hanno finalmente messo sotto contratto il lungo che cercavano: versatile, potente, con un buon gioco fronte a canestro. Lo hanno messo sotto contratto con il coinvolgimento di un terzo team, i Clippers di Los Angeles, ma non si tratta di Stat.
I Cleveland Cavaliers ottengono: Antawn Jamison da Washington; Sebastian Telfair da Los Angeles.
I Washington Wizards ottengono: Zydrunas Ilgauskas, i diritti di Emir Preldzic e una prima scelta 2010 da Cleveland; Al Thornton da Los Angeles.
I Los Angeles Clippers ottengono: Drew Gooden da Washington.
Tre team, cinque giocatori coinvolti, uno solo dei quali va realmente preso in considerazione. Sì, perché con ogni probabilità Ilga e Gooden usciranno presto dai loro contratti con Washington ed L.A., e faranno ritorno alle rispettive basi di partenza, Ohio e Texas, per partecipare attivamente alla caccia all’anello.
Anello che, al momento, tutti pronosticano alle dita dei giocatori e dello staff dei Cavs. Lo si poteva facilmente prevedere prima di questa trade, a maggior ragione lo si può fare ora. Jamison è quanto di meglio potessero chiedere a Cleveland per rintuzzare il roster nel ruolo meno coperto: un buon tiro da fuori, rimbalzista più che discreto, personalità positiva, sulla carta si integra alla perfezione con il gioco di LeBron, fatto di potenti penetrazioni e precisi scarichi sugli esterni. Se queste ipotesi potranno prender corpo sui parquet della NBA, sarà il tempo a dircelo, ma gli occhi di tutti sono già puntati su “The Mistake on the Lake”.
Restando alla notte di ieri, è andata in porto una trade minore, coinvolgente team di secondo piano quali Minnesota e New York.
I New York Knicks hanno ottenuto: Brian Cardinal.
I Minnesota Timberwolves hanno ottenuto: Darko Milicic e cash considerations.
Stendiamo un opportuno velo pietoso ed apriamo quello che, finora, è l’ultimo capitolo scritto a ridosso delle gare di ieri: Tracy McGrady.
Tra le mille voci che si sono alzate in questi giorni, molte, moltissime volevano l’ex stella degli Houston Rockets sul piede di partenza, una considerevole percentuale di queste, lo vedeva prossimo a vestire la casacca blue e orange dei New York Knicks, e l’unica alternativa possibile sembravano essere i Chicago Bulls.
Questo fino a ieri, dopodiché, il colpo di scena.
La scena si sposta improvvisamente in California, non a Los Angeles, ma a Sacramento, dove la convivenza tra il sensazionale rookie Tyreke Evans ed il realizzatore principe Kevin Martin, dal punto di vista sportivo, è piuttosto complicata. Il nome di T-Mac viene tirato in ballo e accostato con serafica certezza ai Sacramento Kings.
T-Mac ai Kings quindi? Per essere tagliato? Nulla di tutto questo.
I rumors di un ulteriore coinvolgimento dei New York Knicks si sono concretizzati a poco più di un’ora dalla scadenza del termine.
I New York Knicks hanno ottenuto: Sergio Rodriguez da Sacramento; Tracy McGrady da Houston.
I Sacramento Kings hanno ottenuto: Larry Hughes da New York; Carl Landry e Joey Dorsey da Houston.
Gli Houston Rockets hanno ottenuto: Jared Jeffries, Jordan Hill e una prima scelta protetta da New York; Kevin Martin e Hilton Armstrong da Sacramento.
Caso curioso, di una trade unica, avvenuta in due fasi distinte e diverse. La prima nella tarda serata di mercoledì, con i Rockets ed i Kings che avevano sostanzialmente scambiato McGrady e Landry con Martin. Il desiderio dell’ex Raptors e Magic, però, è sempre stato chiaro, ed il suo agente lo ha dichiarato apertamente: T-Mac vuole i Knicks, e loro vogliono lui.
La seconda ed ultima parte dello scambio, quindi, prendeva corpo a stretto ridosso delle 3 PM ET. I giocatori messi sul piatto dai Knicks erano gli oramai noti Jeffries, Hill e Hughes, con i primi due che finivano in Texas e l’ex Cavs che veniva spedito in California.
Nove giocatori coinvolti, tre franchigie, quasi ventiquattro ore di travaglio, pochissime certezze. Se i Kings non hanno nulla da perdere, infatti, il bilancio finale delle acquisizioni e delle cessioni di Houston si potrà stilare solo a regular season terminata. Solo New York può vantare in maniera inconfutabile di aver raggiunto un obiettivo: il primo Luglio 2010 Gallinari, Chandler e Douglas saranno gli unici giocatori sotto contratto con il team della Grande Mela, per un monte salari di soli 18 milioni di dollari.
Citando un recente tweet di Chad Ford, di ESPN: They better get LeBron!
In conclusione, il gran finale: una serie di trades concretizzatesi nelle ultime due ore di finestra, con prevalente coinvolgimento di giocatori di secondo piano.

Asse Illinois-North Carolina.
I Chicago Bulls ottengono: Flip Murray, Acie Law e una prima scelta.
I Charlotte Bobcats ottengono: Tyrus Thomas.
Mina vagante. Due parole che da qui a fine stagione verranno spesso associate al team di Larry Brown. Una frontline composta da Gerald Wallace, Tyrus Thomas e Tyson Chandler può mettere in difficoltà chiunque per atletismo e forza fisica. Non li vedremo certo afiancati a Cavs e Lakers nella lista delle contenders, ma la qualificazione ai primi playoff della loro storia non è più un sogno, ma un obiettivo concreto e realmente alla loro portata.
Asse New York-Massachusetts.
I New York Knicks ottengono: Eddie House, JR Giddens, Bill Walker.
I Boston Celtics ottengono: Nate Robinson, Marcus Landry.
Mike D’Antoni può stappare il Prosecco che, dai tempi di Treviso, conservava per le occasioni speciali. Il giocatore che a livello personale si accoppiava peggio con il baffuto coach italo-americano, ha lasciato New York. L’ha lasciata per un team da playoff, se non addirittura da Finals, un team dove farà parte di un sistema ordinato e vincente, dove potrà finalmente dimostrare di che pasta è fatto.
Asse Wisconsin-Illinois.
I Milwauke Bucks ottengono: John Salmons, il diritto a scambiare le scelte al draft 2010, una seconda scelta 2011 e una seconda scelta 2012.
I Chicago Bulls ottengono: Hakim Warrick e Joe Alexander.
Uno scambio con l’unico intento, da parte dei Bulls, di accumulare contratti in scadenza nel prossimo Luglio, mentre Milwaukee va a cercare di riempire il vuoto lasciato da Michael Redd dopo l’infortunio, aggiungendo un discreto tiratore all’arsenale di coach Scott Skiles.
Asse Wisconsin-Pennsylvania.
I Milwaukee Bucks ottengono: Royal Ivey, Primoz Brezec e una seconda scelta 2010.
I Philadelphia 76ers ottengono: Jodie Meeks e Francisco Elson.
Un solo spunto interessante che nasce da questa trade: Royal Ivey fa ritorno al suo vecchio team. Null’altro.
Asse Utah-Tennessee:
Gli Utah Jazz ottengono: una prima scelta 2011 protetta.
I Memphis Grizzlies ottengono: Ronnie Brewer.
Uno dei tanti indizi che porteranno alla non conferma di Rudy Gay la prossima estate.
Asse North Carolina-Texas:
I Charlotte Bobcats ottengono: Theo Ratliff.
I San Antonio Spurs ottengono: future considerations.
Non giocava con Pop, non giocherà con Brown.