Hawks @ Nets AKA La prima (e ultima?) volta di Jeff Teague

March 17th, 2010 Marco Vettoretti No comments



Il 108 a 84 di East Rutherford ha convalidato la W numero 43 per gli Atlanta Hawks, la terza consecutiva. I Nets, invece, hanno fatto cifra tonda, registrando la L numero 60, quinta di fila.

Entrambe le squadre sono scese in campo prive dei loro migliori realizzatori: Joe Johnson è rimasto ad Atlanta alle prese con un infiammazione al tendine d’Achille, mentre Devin Harris è stato messo fuori causa da un’infezione alle vie respiratorie.

Miglior marcatore dell’incontro è stato Jamal Crawford con 25, frutto di un micidiale 11 su 18 al tiro con 2 su 3 dalla lunga distanza. Gli altri Hawks in doppia cifra sono stati Marvin Williams e Al Horford, 15 ciascuno, Mo Evans con 12 e Mike Bibby con 10.

Jeff Teague è partito in quintetto per la prima volta nella sua giovane carriera, facendosi tradire dalle emozioni e concludendo con il magro bottino di 5 punti, 2 su 7 al tiro, 1 assist e 2 rimbalzi in quasi 20 minuti di gioco.

Nella nave da tempo naufragata di coach Vandeweghe, da elogiare i 21 di Brook Lopez ed i 13 di Josh Boone. Terrence Williams ne sigla 15, ma solo dopo un orrendo 5 su 16 dal campo.

Doppio career high nel pitturato: il lungo dei Nets Josh Boone ha catturato 20 rimbalzi totali, mentre l’ex Florida Gators, Al Horford, ha registrato 7 assistenze.

Joe Smith ha timbrato il cartellino per la millesima volta in carriera. Per distacco, è il Falco in attività con più partite giocate nella lega.

Il record di Atlanta sale quindi a 43W e 23L, terza forza ad est, a tre punti di gap dagli Orlando Magic, secondi, e con un punto di vantaggio sui Boston Celtics.

Next up: i Toronto Raptors all’Air Canada Centre.

NCAA: il tabellone della fase finale

March 15th, 2010 Marco Vettoretti 3 comments

La chiamano March Madness, follia di Marzo. La febbre che contagia gli interi Stati Uniti d’America nella seconda metà di questo mese, e che inizia con la compilazione del tabellone NCAA a sessantaquattro squadre, suddivise in quattro regioni. La scienza che porta decine di tifosi ed addetti ai lavori a prevedere quasi interamente la composizione del bracket, basata sì sui meriti sportivi della stagione in corso, ma restante comunque una composizione ad invito, è chiamata Bracketology.

La giornata di ieri, l’ultima domenica prima dell’inizio del torneo, è la giornata in cui il comitato selezionatore dirama la composizione ufficiale del tabellone, mettendo la parola fine a suddetta scienza, ed aprendo le porte ai dibattiti, alle considerazioni e ai pronostici. Questa domenica speciale è chiamata Selection Sunday.

La composizione dei quattro pool è quindi di pubblico dominio, con le teste di serie numero uno assegnate a Jayhawks, Orange, Wildcats e Blue Devils, e l’opening round game tra Arkansas Pine Bluff e Winthrop che deciderà l’avversaria di Duke.

Midwest:

Kansas (1) – Lehigh (16)

UNLV (8) – Northern Iowa (9)

Michigan State (5) – New Mexico State (12)

Maryland (4) – Houston (13)

Tennessee (6) – San Diego State (11)

Georgetown (3) – Ohio (14)

Oklahoma State (7) – Georgia Tech (10)

Ohio State (2) – Santa Barbara (15)

West:

Syracuse (1) – Vermont (16)

Gonzaga (8) – Florida State (9)

Butler (5) – Texas El Paso (12)

Vanderbilt (4) – Murray State (13)

Xavier (6) – Minnesota (11)

Pittsburgh (3) – Oakland (14)

BYU (7) – Florida (10)

Kansas State (2) – North Texas (15)

East:

Kentucky (1) – East Tennessee State (16)

Texas (8) – Wake Forest (9)

Temple (5) – Cornell (12)

Wisconsin (4) – Wofford (13)

Marquette (6) – Washington (11)

New Mexico (3) – Montana (14)

Clemson (7) – Missouri (10)

West Virginia (2) – Morgan State (15)

South:

Duke (1) – Arkansas Pine Bluff/Winthrop (16)

California (8) – Louisville (9)

Texas A&M (5) – Utah State (12)

Purdue (4) – Siena (13)

Notre Dame (6) – Old Dominion (11)

Baylor (3) – Sam Houston (14)

Richmond (7) – St. Mary’s (10)

Villanova (2) – Robert Morris (15)

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La deadline 2010: risultati finali

February 18th, 2010 Marco Vettoretti 3 comments

Ce n’è tanta da non sapere da dove cominciare. Di conseguenza, procederemo in ordine cronologico.

Nei giorni dell’All-Star Weekend una tormenta di neve ha investito la regione nord-orientale del Texas, rendendo a dir poco difficoltoso l’approdo a Dallas degli addetti ai lavori NBA, e rischiando di spegnere sul nascere quello che è stato l’innesco ad ogni cosa accaduta di lì in poi in termini di trades e rumors.

I nomi rimbalzavano senza soluzione di continuità da una parte all’altra degli Stati Uniti: Nate Robinson, Tracy McGrady, Tyrus Thomas, Antawn Jamison, Marcus Camby. Twitter, il social network più utilizzato da giocatori, stampa, e dall’NBA stessa, impazziva, nell’attesa che, alla spicciolata, le indiscrezioni sfociassero in comunicati ufficiali da parte della lega e dei team coinvolti.

In principio fu Dallas ad anticipare tutti.

Sabato 13 Febbraio, infatti, mentre le chiacchiere erano tutte per l’attesissima gara delle schiacciate serale, Mavericks e Wizards mettevano nero su bianco una trade piuttosto importante.

I Dallas Mavericks ottenevano: Caron Butler, Brendan Haywood e DeShawn Stevenson.

I Washington Wizards ottenevano: Joh Howard, Drew Gooden, James Singleton e Quinton Ross.

Le forze in gioco nello scambio erano clamorosamente sbilanciate, e con due team dalle necessità diametralmente opposte, non poteva essere altrimenti. Dallas, stanca di dover aspettare che Josh Howard si ristabilisse completamente e tornasse a livelli da all-star, si rafforzava nei ruoli di ala piccola e centro, cedendo, oltre al numero 5, un lungo poco più che discreto ed un paio di scalda-panchine. Washington, in attesa che la grana Arenas si risolva con l’annullamento del contratto del giocatore, liberava spazio nel monte salari, preparando il campo per una rifondazione pressoché totale.

Archiviato l’affare Butler-Dallas, i cellulari ripresero a squillare in ogni direzione conosciuta, e non ci volle molto perché dal mazzo delle probabilità uscisse la seconda trade ufficiale.

Il 16 Febbraio furono quindi i Portland Trail Blazers a portarsi a casa uno dei lunghi più richiesti e a tappare una falla importante.

I Portland Trail Blazers ottenevano: Marcus Camby.

I Los Angeles Clippers ottenevano: Travis Outlaw, Steve Blake, cash considerations.

Dopo gli infortuni che avevano messo fine alle stagioni di Greg Oden e Joel Pryzbylla, e non potendo chiedere al trentasettenne Howard di fare gli straordinari fino a fine stagione, Portland aveva il disperato bisogno di un lungo di qualità. Il sacrificio richiesto è stato sicuramente alto, avendo perso un Blake ottimo come backup di Miller, ed un Outlaw con ampissimi margini di miglioramento, ma la corsa ai playoff li aveva visti scendere all’ottava piazza, e team quali Rockets, Hornets e Grizzlies erano pochi passi indietro.

La situazione di Camby ad L.A. era piuttosto paradossale: infelice dal punto di vista personale, a causa del ritorno a pieno regime di Kaman e della crescita di DeAndre Jordan, una volta visto il suo nome entrare ripetutamente nella trade machine di ESPN, aveva comunque dichiarato di non voler lasciare i Clippers, adducendo motivi familiari.

Appello inascoltato.

Nemmeno il tempo di ridisegnare le gerarchie della Western Conference, e le voci ripresero ad impazzare. Tra queste, una in particolare voleva che Amar’e Stoudemire ed il suo pesantissimo contratto viaggiassero da Phoenix a Cleveland, per mettersi ai servizi di quello che già era il miglior team della lega.

Ipotesi, riflessioni, perplessità. In primis, la precedente esperienza comune di Stat e Shaq non era stata un fallimento, ma non aveva nemmeno trascinato i Suns al titolo. Successivamente, i Cavs non potevano mettere al servizio di Amar’e un play alla Steve Nash, uno che prima di tutto pensasse a passare la palla. Infine, dopo aver assorbito bene l’approdo di O’Neal, come avrebbe reagito la chimica dei Cavs ad un’aggiunta di tale spessore? Come si sarebbero ambientato il caratterino di Stoudemire nello spogliatoio del padrone della lega?

Troppi dubbi, troppi “se” e “ma”, troppe incertezze, fino alla svolta.

Notte di ieri: I Cleveland Cavaliers hanno finalmente messo sotto contratto il lungo che cercavano: versatile, potente, con un buon gioco fronte a canestro. Lo hanno messo sotto contratto con il coinvolgimento di un terzo team, i Clippers di Los Angeles, ma non si tratta di Stat.

I Cleveland Cavaliers ottengono: Antawn Jamison da Washington; Sebastian Telfair da Los Angeles.

I Washington Wizards ottengono: Zydrunas Ilgauskas, i diritti di Emir Preldzic e una prima scelta 2010 da Cleveland; Al Thornton da Los Angeles.

I Los Angeles Clippers ottengono: Drew Gooden da Washington.

Tre team, cinque giocatori coinvolti, uno solo dei quali va realmente preso in considerazione. Sì, perché con ogni probabilità Ilga e Gooden usciranno presto dai loro contratti con Washington ed L.A., e faranno ritorno alle rispettive basi di partenza, Ohio e Texas, per partecipare attivamente alla caccia all’anello.

Anello che, al momento, tutti pronosticano alle dita dei giocatori e dello staff dei Cavs. Lo si poteva facilmente prevedere prima di questa trade, a maggior ragione lo si può fare ora. Jamison è quanto di meglio potessero chiedere a Cleveland per rintuzzare il roster nel ruolo meno coperto: un buon tiro da fuori, rimbalzista più che discreto, personalità positiva, sulla carta si integra alla perfezione con il gioco di LeBron, fatto di potenti penetrazioni e precisi scarichi sugli esterni. Se queste ipotesi potranno prender corpo sui parquet della NBA, sarà il tempo a dircelo, ma gli occhi di tutti sono già puntati su “The Mistake on the Lake”.

Restando alla notte di ieri, è andata in porto una trade minore, coinvolgente team di secondo piano quali Minnesota e New York.

I New York Knicks hanno ottenuto: Brian Cardinal.

I Minnesota Timberwolves hanno ottenuto: Darko Milicic e cash considerations.

Stendiamo un opportuno velo pietoso ed apriamo quello che, finora, è l’ultimo capitolo scritto a ridosso delle gare di ieri: Tracy McGrady.

Tra le mille voci che si sono alzate in questi giorni, molte, moltissime volevano l’ex stella degli Houston Rockets sul piede di partenza, una considerevole percentuale di queste, lo vedeva prossimo a vestire la casacca blue e orange dei New York Knicks, e l’unica alternativa possibile sembravano essere i Chicago Bulls.

Questo fino a ieri, dopodiché, il colpo di scena.

La scena si sposta improvvisamente in California, non a Los Angeles, ma a Sacramento, dove la convivenza tra il sensazionale rookie Tyreke Evans ed il realizzatore principe Kevin Martin, dal punto di vista sportivo, è piuttosto complicata. Il nome di T-Mac viene tirato in ballo e accostato con serafica certezza ai Sacramento Kings.

T-Mac ai Kings quindi? Per essere tagliato? Nulla di tutto questo.

I rumors di un ulteriore coinvolgimento dei New York Knicks si sono concretizzati a poco più di un’ora dalla scadenza del termine.

I New York Knicks hanno ottenuto: Sergio Rodriguez da Sacramento; Tracy McGrady da Houston.

I Sacramento Kings hanno ottenuto: Larry Hughes da New York; Carl Landry e Joey Dorsey da Houston.

Gli Houston Rockets hanno ottenuto: Jared Jeffries, Jordan Hill e una prima scelta protetta da New York; Kevin Martin e Hilton Armstrong da Sacramento.

Caso curioso, di una trade unica, avvenuta in due fasi distinte e diverse. La prima nella tarda serata di mercoledì, con i Rockets ed i Kings che avevano sostanzialmente scambiato McGrady e Landry con Martin. Il desiderio dell’ex Raptors e Magic, però, è sempre stato chiaro, ed il suo agente lo ha dichiarato apertamente: T-Mac vuole i Knicks, e loro vogliono lui.

La seconda ed ultima parte dello scambio, quindi, prendeva corpo a stretto ridosso delle 3 PM ET. I giocatori messi sul piatto dai Knicks erano gli oramai noti Jeffries, Hill e Hughes, con i primi due che finivano in Texas e l’ex Cavs che veniva spedito in California.

Nove giocatori coinvolti, tre franchigie, quasi ventiquattro ore di travaglio, pochissime certezze. Se i Kings non hanno nulla da perdere, infatti, il bilancio finale delle acquisizioni e delle cessioni di Houston si potrà stilare solo a regular season terminata. Solo New York può vantare in maniera inconfutabile di aver raggiunto un obiettivo: il primo Luglio 2010 Gallinari, Chandler e Douglas saranno gli unici giocatori sotto contratto con il team della Grande Mela, per un monte salari di soli 18 milioni di dollari.

Citando un recente tweet di Chad Ford, di ESPN: They better get LeBron!

In conclusione, il gran finale: una serie di trades concretizzatesi nelle ultime due ore di finestra, con prevalente coinvolgimento  di giocatori di secondo piano.

Asse Illinois-North Carolina.

I Chicago Bulls ottengono: Flip Murray, Acie Law e una prima scelta.

I Charlotte Bobcats ottengono: Tyrus Thomas.

Mina vagante. Due parole che da qui a fine stagione verranno spesso associate al team di Larry Brown. Una frontline composta da Gerald Wallace, Tyrus Thomas e Tyson Chandler può mettere in difficoltà chiunque per atletismo e forza fisica. Non li vedremo certo afiancati a Cavs e Lakers nella lista delle contenders, ma la qualificazione ai primi playoff della loro storia non è più un sogno, ma un obiettivo concreto e realmente alla loro portata.

Asse New York-Massachusetts.

I New York Knicks ottengono: Eddie House, JR Giddens, Bill Walker.

I Boston Celtics ottengono: Nate Robinson, Marcus Landry.

Mike D’Antoni può stappare il Prosecco che, dai tempi di Treviso, conservava per le occasioni speciali. Il giocatore che a livello personale si accoppiava peggio con il baffuto coach italo-americano, ha lasciato New York. L’ha lasciata per un team da playoff, se non addirittura da Finals, un team dove farà parte di un sistema ordinato e vincente, dove potrà finalmente dimostrare di che pasta è fatto.

Asse Wisconsin-Illinois.

I Milwauke Bucks ottengono: John Salmons, il diritto a scambiare le scelte al draft 2010, una seconda scelta 2011 e una seconda scelta 2012.

I Chicago Bulls ottengono: Hakim Warrick e Joe Alexander.

Uno scambio con l’unico intento, da parte dei Bulls, di accumulare contratti in scadenza nel prossimo Luglio, mentre Milwaukee va a cercare di riempire il vuoto lasciato da Michael Redd dopo l’infortunio, aggiungendo un discreto tiratore all’arsenale di coach Scott Skiles.

Asse Wisconsin-Pennsylvania.

I Milwaukee Bucks ottengono: Royal Ivey, Primoz Brezec e una seconda scelta 2010.

I Philadelphia 76ers ottengono: Jodie Meeks e Francisco Elson.

Un solo spunto interessante che nasce da questa trade: Royal Ivey fa ritorno al suo vecchio team. Null’altro.

Asse Utah-Tennessee:

Gli Utah Jazz ottengono: una prima scelta 2011 protetta.

I Memphis Grizzlies ottengono: Ronnie Brewer.

Uno dei tanti indizi che porteranno alla non conferma di Rudy Gay la prossima estate.

Asse North Carolina-Texas:

I Charlotte Bobcats ottengono: Theo Ratliff.

I San Antonio Spurs ottengono: future considerations.

Non giocava con Pop, non giocherà con Brown.

WRA Power Rankings: West

January 12th, 2010 Marco Vettoretti No comments

#1 San Antonio Spurs Ogni anno sembra l’ultimo, ma se restano sani a lungo, sono la vera antagonista dei Lakers. E dalla retrovie sbuca sempre un gregario che non ti aspetti.

#2 Los Angeles Lakers Può il team con la peggior panchina della lega essere favorito per l’anello finale? Sì, basta avere Kobe, un Pau sano, e che da quella panchina si alzi la versione volenterosa di Odom.

#3 Oklahoma City Thunder Un paio d’anni fa si parlavo di squadra giovane, da coltivare con sapienza. Missione compiuta, e ora? Fin dove arriveranno?

#4 Memphis Grizzlies Rudy Gay, OJ Mayo, Zach Randolph. Materia grigia che scarseggia, ma talento come davvero poche altre squadre a ovest.

#5 Dallas Mavericks WunderDirk alla sua miglior stagione, a fargli da scudieri i soliti Kidd e Terry. L’incostante Howard sarà il vero ago della bilancia.

#6 Denver Nuggets L’assenza di Melo si è sentita, meno del previsto, ma si è sentita. E i ranghi in cima alla standings si sono fatti più stretti.

#7 Phoenix Suns Nash, la sua eterna giovinezza, ed il pick & roll più immarcabile della NBA. Per ora basta e avanza.

#8 New Orleans Hornets Sembravano condannati solo poche settimane fa, poi l’esonero di Scott e la sorpresa Bower. Ora temono di perdere West a Febbraio.

#9 Portland Trail Blazers Nonostante l’amore mai sbocciato tra Miller e il coach, nonostante la sfortuna biblica, i playoff sono sempre a portata di mano. Ma non chiedete loro di più.

#10 Utah Jazz Troppo bene per rifondare, troppo male per pensare in grande. Pagano la scelta-non-scelta di tenere Boozer.

#11 Houston Rockets Non si può campare un’intera stagione con gregari e comprimari. Flessione inevitabile.

#12 Los Angeles Clippers Più per meriti altrui che per demeriti propri. I Velieri infatti sono in rampa di lancio, ma la concorrenza alza l’asticella ogni giorno di più.

#13 Golden State Warriors Destinati alla mediocrità fintanto che persisterà la gestione Nelson. E per due bocche da fuoco come Curry ed Ellis è un gran peccato.

#14 Sacramento Kings Tanti buoni giovani da far crescere, piccole soddisfazioni, ma di vincere con continuità non se ne parla.

#15 Minnesota Timberwolves Palline, palline, palline…

WRA Power Rankings: East

January 12th, 2010 Marco Vettoretti No comments

#1 Cleveland Cavaliers L’addizione di Shaq è stata assorbita con qualche difficoltà, ma ora che la digestione è terminata sarà difficile mettere i bastoni tra le ruote a LeBron.

#2 Orlando Magic Il periodo non è dei migliori, ma piazzano vittorie di peso nei momenti giusti. La concorrenza, oltretutto, lascia a desiderare.

#3 Boston Celtics Troppi infortuni per candidarsi seriamente alle Finals. La povertà di alternative li terrà comunque nella prime quattro.

#4 Atlanta Hawks Capaci di tutto: sia di prendere due batoste su due dai Knicks, che di spazzare via i Celtics con tre vittorie in altrettanti confronti stagionali. Manca costanza.

#5 Toronto Raptors The International Team: Italia, Spagna, Turchia, tutti portano acqua al mulino, e il record torna a brillare dopo mesi di mediocrità. Ma se Bosh dovesse partire?

#6  Charlotte Bobcats La vera sorpresa ad est. Wallace oltre ad essere una macchina da statistiche sa anche mettere canestri decisivi. Ma Jordan non era un brocco a mettere insieme squadre?

#7  Miami Heat Wade è indubbiamente tra i quattro migliori giocatori della NBA, ma anche LBJ non ha saputo portare la franchigia ai playoff da solo. Il solo Beasley in più non farà la differenza.

#8  Chicago Bulls Ostinati nel confermare Del Negro, anche nel peggiore dei periodi. I risultati iniziano ad affiorare, anche se si resta ben lontani da una completa maturazione.

#9  New York Knicks A Novembre la stagione sembrava dovesse essere lunga e poverissima di soddisfazioni. Ora si parla addirittura di playoff. I soliti newyorkesi senza mezze misure.

#10  Milwaukee Bucks Senza Redd tornerà a brillare la stella di Jennings, ma l’unico reale obiettivo alla portata è il premio di matricola dell’anno.

#11 Philadelphia 76ers La mossa che sembrava della disperazione sta dando i suoi frutti: Iverson è rinato a Philly, e segni di vita giungono addirittura da Elton Brand.

#12 Washington Wizards Purtroppo per loro, devono badare più a difendere la propria reputazione piuttosto che combattere per un posto tra le prime otto.

#13 Indiana Pacers Il rientro di Granger porterà qualche inutile vittoria in più, con l’incognita di un eventuale trade entro Febbraio.

#14 New Jersey Nets Chissà che numero di maglia avrà John Wall…

#15 Detroit Pistons Ancor peggio dei Nets, perché partiti con obiettivi più che nobili. Mare di lacrime.

Who got gunz?

January 10th, 2010 Marco Vettoretti No comments

La vicenda è sul tavolo del coroner da diversi giorni, ed stata sviscerata con minuzia in ogni sua componente, analizzata sotto molteplici punti di vista, sbattuta in prima pagina in ogni angolo del pianeta. Ciò nonostante, è ben lontana dal poter esser considerata chiusa.

I fatti certi: la notte del 19 Dicembre 2009, a bordo di un volo di rientro da Phoenix, Arizona, Javaris Crittenton spillava 25.000 dead prez ad uno sfortunato compagno di squadra: Gilbert Arenas. Most Improved nel 2003, tre volte All-Star, Testimonial Adidas, Hibaci. Non uno qualunque.

Alla ripresa degli allenamenti, due giorni più tardi, Crittenton avrebbe reclamato il saldo del debito, incappando nel secco e divertito “No” di Arenas. In maniera ancora poco chiara, quello stesso giorno, si sarebbe giunti alla proposta di Gilbert al compagno di scegliere con quale delle sue quattro pistole avrebbe desiderato regolare i conti. Pistole che, per stessa ammissione del giocatore, venivano custodite nello spogliatoio della squadra, contravvenendo alla normativa della lega riguardo il possedimento di armi da fuoco.

La vigilia di Natale, il tracollo della situazione: Crittenton raggiungeva il Verizon Center armato, e all’ennesimo diniego da parte di Arenas, avrebbe estratto il ferro, puntandolo contro il compagno, il quale si faceva trovare pronto allo standoff messicano e gli restituiva la cortesia. Alla scena avrebbero assistito almeno un paio di persone, probabilmente compagni di squadra dei due: un dettaglio che ha aperto la strada per le prima pagine dei quotidiani di oltreoceano, raggiunte solo il primo Gennaio e mai più lasciate, per via di una serie di ragguagli che non sembrano voler attenuare la gravità della situazione.

L'ultima gag di Arenas

E’ delle ultime 48 ore l’aggiornamento che aggraverebbe la posizione del meno famoso dei pistoleri: quel Javaris Crittenton che non ha ancora visto la ghigliottina piombare sul suo nudo collo, e che, stando ad indiscrezioni provenienti da “fonti interne” allo spogliatoio, avrebbe caricato la sua arma prima di portarla al Verizon Center di Washington. Le prospettive dell’ex Georgia Tech,visto il trattamento riservato dalla lega ad Agent Zero, sono a dir poco pessime.

Il presunto tentativo di Arenas di addossarsi tutte le colpe per evitare disavventure a Crittenton è sul punto di fallire, e l’ex Lakers e Grizzlies è prossimo ad essere accompagnato all’uscita sul retro e invitato a lasciare la NBA per un lungo periodo.

A margine della vicenda, allo scopo di mandare un chiaro messaggio all’intero ambiente, la dirigenza dei Washington Wizards ha multato i quattro giocatori che avevano spalleggiato Arenas nel triste siparietto messo in piedi a margine dell’incontro con i Philadelphia 76ers.

Andray Blatche, Randy Foye, JaVale McGee e Nick Young. Loro i colpevoli, rei di aver ridacchiato divertiti mentre Arenas mimava l’impugnatura di due pistole con gli indici ed i pollici delle mani,  sparando loro. Prima dell’incontro con gli Orlando Magic, qualche giorno prima, il capitano Antawn Jamison, ci aveva messo la faccia, e senza nascondere le proprie emozioni, si era rivolto al pubblico di Washington riguardo alla situazione. Ecco alcuni passaggi chiave del suo intervento:

“A nome dei miei compagni di squadra, della franchigia, del coaching staff, sappiamo che è stata una settimana irritante. Una cosa che io e i miei compagni non prenderemo mai alla leggera, è essere un esempio positivo.”

“E’ stata data un immagine di noi dove prendevamo questi eventi molto alla leggera. E’ una situazione molto seria. [...] Non abbiamo mai avuto intenzione di prendere le cose alla leggera, e faremo tutto ciò che è in nostro potere, finché sarò il vostro capitano e finché questi ragazzi saranno i miei compagni di squadra, per rendere questa franchigia la più rispettabile della lega.”

“Questa situazione è molto imbarazzante per i miei compagni e per lo staff degli allenatori. [...] Faremo il meglio per rendere questo posto un posto dove potrete portare i vostri bambini, le vostre famiglie,i vostri amici, e divertirvi.”

Considerazioni: la NBA ha evidentemente messo in pratica il credo del “colpirne uno per educarne cento”. Sarebbe sciocco e ingenuo credere che Arenas e Crittenton fossero gli unici a contravvenire alle normative di lega riguardo le armi. Con l’imminente squalifica dei due, Stern ha dato, ai giocatori che si trovavano nella loro medesima situazione, l’occasione di rimediare. Velocemente.

In secondo luogo: Gilbert Arenas non ha mai messo piede nel distretto di Columbia. E se mai l’avesse messo, la franchigia intera si comporta come se non fosse mai accaduto. Giocatori compresi. Jamison ha usato espressioni chiave quali “irritante”, “rispetto” e “imbarazzo”, un sottile e indiretto messaggio all’ex compagno, che fino a poche settimane prima era con lui l’icona dei Washington Wizards. I ponti sono caduti, i rapporti congelati, l’errore commesso, imperdonabile. Gilbert Arenas aveva fatto grandi cose a Washington, aveva donato molto alla comunità della sua città, era baciato da un talento realizzativo fuori dal comune, e ha saputo cancellare tutto con un unico gesto.

Background vibes: “Who got gunz”, Gang Starr feat. Fat Joe, MOP

Kripto-Nate e i Knicks concedono il bis

January 3rd, 2010 Marco Vettoretti No comments

Quale miglior occasione per digerire l’amare pillola della due sconfitte consecutive subite per mano dei Cavaliers?

Un incontro casalingo, un avversario dal record perdente, una difesa morbida. Tutto molto facile. Perlomeno nei piani di coach Woodson e dei suoi Falchi.

La realtà dei fatti, ahinoi, si è rivelata ben più complicata del previsto: Jamal Crawford ha steccato la seconda gara consecutiva, chiudendo con 2 su 12 dal campo e 4 miseri punti a referto, un dato significativo se si considera che l’ex Warriors incarna il novanta percento del fatturato offensivo della panchina di Mike Woodson.

Nell’altra metà capo, nel frattempo, coach D’antoni metteva fine all’esilio di Nate Robinson, concedendogli 38 minuti di parquet e cavalcando la sua serata di gloria fino a vederlo concludere con 41 punti totali, frutto di un irreale 18 su 24 dal campo, ed ai quali ha aggiunto 6 rimbalzi ed 8 assistenze.

56 a 12 l’impietoso confronto tra i due gruppi di riserve. E se l’incontro si è risolto solo al tempo supplementare, se gli Hawks erano avanti, per l’ennesima volta, all’alba dell’ultimo quarto, il merito va inevitabilmente a cadere sui cinque membri del quintetto base. Il quintetto dove Smith e Horford hanno messo a segno due doppie doppie grasse e succose, 24 e 10 per Smoove, 22 e 19 per Al, il quintetto dove capitan Johnson ha avuto bisogno di trenta tiri per mettere a segno 28 punti.

Il quintetto che, senza un adeguato supporto, non andrà lontano.

RS 32: New York Knicks @ Atlanta Hawks 112 – 108 recap.

Record: 21W – 11L.

Classifica: 2nd Southeast Division, 4th Eastern Conference.

LeBron fa la festa ad Atlanta

January 3rd, 2010 Marco Vettoretti No comments

Una risposta alle critiche, una reazione d’orgoglio, una dichiarazione d’intenti. E nonostante tutto, una sconfitta.

A meno di ventiquattro ore dall’opaca prestazione della Philips Arena, Joe Johnson ha guidato gli Atlanta Hawks al secondo scontro con i Cleveland Cavaliers, rispondendo presente a chi, per l’ennesima volta, gli chiedeva se fosse veramente lui il leader di questi Falchi. 35 punti, 15 su 25 dal campo, 3 triple, queste le cifre del capitano, paradossalmente lasciato solo dal secondo miglior marcatore alle dipendenze di coach Woodson: solo 11 infatti i punti di JC, figli di un infelice 3 su 12 dal campo, e che hanno reso pressoché nullo l’apporto dell’intera panchina degli Hawks.

Rispetto alla sera precedente è stata senza dubbio più equilibrata la diatriba sottocanestro, con le torri Ilga e O’Neal limitate a soli 7 rimbalzi complessivi, per un conteggio totale di 44 a 41 per Cleveland.

A fare la differenza, alla Q Arena, sono state sostanzialmente due cose: la prima ha un nome ed un cognome ben noti, ed ha fatto registrare 48 punti, 10 rimbalzi, 6 assist, 2 recuperi e 2 stoppate. La seconda non trova parole adatte a descriverla, per l’estemporaneità in cui è avvenuta, e per l’eccezionalità della sua riuscita: la prima tripla in carriera di Andy Varejao.

Un inestimabile regalo di compleanno al suo compagno di squadra LBJ.

RS 31: Atlanta Hawks @ Cleveland Cavaliers 101 – 106 recap.

Record: 21W – 10L.

Classifica: 2nd Southeast Division, 4th Eastern Conference.

Hawks impacchettati dai Cavs

January 3rd, 2010 Marco Vettoretti No comments

Archiviando lodi su lodi, sono infine arrivati i giorni della doppia sfida alla principale contender della Eastern Conference. I Cleveland Cavaliers del miglior giocatore della stagione 2009.

Un doppio esame in back-to-back, durissimo, con i Cavs che puntavano a mantenere aperta una miniserie di quattro vittorie consecutive, senza sollevare il piede dal pedale.

La storia dell’incontro è spezzata in due, asimmetricamente, all’altezza della fine del terzo quarto. Prima, un match equilibrato, specchio onesto e credibile della sincronia dei due record, con un James insolitamente mansueto, supportato egragiamente dai suoi scudieri West e Williams, che alla fine chiuderanno con 37 punti e 4 triple in combine. Dopo, un blackout casalingo, non il primo in questa stagione: quasi nove minuti di astinenza totale, con un parziale subito di 10 a 0, nonostante l’imprecisione degli ospiti.

Prestazione da ectoplasma per JJ, con 11 dei suoi 15 realizzati nel primo quarto, seguiti dal nulla; inutile lo sforzo da 26 punti e 4 triple di Jamal Crawford. Nel pitturato infine, Smith e Horford hanno sofferto le pene dell’inferno contro i chili e l’esperienza di Ilgauskas e Shaq: 43 a 30 l’emblematico conteggio finale dei rimbalzi.

RS 30: Cleveland Cavaliers @ Atlanta Hawks 95 – 84 recap.

Record: 21W – 9L.

Classifica: 2nd Southeast Division, 4th Eastern Conference.

Usher promuove l’All Star Game di Dallas

December 28th, 2009 Marco Vettoretti No comments

Usher Raymond, crooner, entertainer, all’occorrenza attore, esponente di spicco del vasto panorama hip-hop e rnb di A-Town. Voce e liriche prestate alla NBA per uno spot di promozione dell’All Star Weekend che si terrà a Dallas, Texas, il prossimo Febbraio.

Il video è breve, ma mescola con sapienza immagini del talentuoso ballerino ad altre, tagliate ed incollate dalla regular season in corso. Il risultato è piuttosto godibile. Enjoy it!